martedì 17 aprile 2012

Nostalgia


Ne avevano parlato molte volte, ma lui non si decideva mai. Quando lei lo metteva alle strette si tirava sempre indietro.
Non sono pronto, diceva. E’ una responsabilità troppo grande, non me la sento…
- Ma di che cosa hai paura? Ci sono anch’io, no? – Ma lui esitava sempre.
Questa volta, però, aveva preso una decisione. Erano sposati ormai da cinque anni e se non l’avesse messo davanti al fatto compiuto non avrebbe mai avuto il coraggio di fare quel passo. Lui aveva bisogno di essere padre tanto quanto lei di essere madre. Era il loro stesso amore che richiedeva quel frutto perché non avvizzisse. Questo lei lo capiva e avrebbe costretto anche Marco a capirlo. Sapeva che lui le voleva bene e che aveva tutte le qualità per essere un ottimo padre. Aveva bisogno soltanto di una piccola spinta.
Lo guardò entrare nel letto e mentre si sistemava il cuscino gli si avvicinò sotto le coperte. Lui gli voltava le spalle. Lei gli si accostò di più, premendo i seni contro la sua schiena. Poi allungò una mano e gli accarezzò il petto.
Lui si voltò e, fissandola per un attimo negli occhi, la baciò.

***

Nell’attimo in cui prese coscienza si trovò immersa nella luce. Una luce intensa, calda e avvolgente. Come un abbraccio, come una carezza. Sentì l’amore in quella luce. Qualcosa di indicibile, qualcosa che non capiva, che forse non avrebbe mai capito veramente, ma che le faceva desiderare di esserne penetrata, posseduta in tutto il suo essere, sempre di più, senza fine.
Poi la luce di mosse. Poco alla volta distinse delle forme e davanti a lei si disegnò un paesaggio.
Era in cima ad una collina erbosa che sorgeva su una grande pianura, ricca di boschi e di fiumi. E più oltre si vedeva l’immensità del mare, dal quale stava sorgendo il sole. Il cielo si stava schiarendo, ma ancora resistevano le stelle, innumerevoli e splendenti.
Poi udì una voce, come un sussurro dentro il suo cuore: – Quello che vedi è solo un’immagine di ciò che ti attende alla fine del tuo viaggio.
- Quale viaggio?
- Il viaggio che ti attende per tornare qui.
- Vuoi dire che devo andarmene?
- Si.
- Perché?
- Perché non sei ancora te stessa. Ora sei come un seme e ciò che sei lo apprenderai durante il viaggio. Così che quando tornerai potrai godere di tutto questo con tutta te stessa.
- Sarà un viaggio lungo?
- Non è importante quanto durerà, ma ciò che farai lungo la strada. Questo dipenderà da te.
La voce tacque, poi riprese: – Soffrirai.
- Perché?
La voce non rispose.
- Perché devo soffrire? – insistette lei.
- Lo capirai quanto sarai tornata. Allora comprenderai il perché. Per ora sappi che così deve essere, ma sappi anche che tutto ciò che ti accadrà sarà perché tu sia te stessa. Ma non sarai sola. Io sarò sempre con te, perché nel tuo cuore porterai sempre questa luce che ora vedi. E che sarà come una nostalgia, che non si placherà mai. Essa ti guiderà, come un faro nella notte. Sèguila, fidati di lei e ritroverai sempre il sentiero giusto.
- Io non voglio andarmene! Io voglio restare qui! Voglio restare con te!
La voce tacque.
Poi la luce si affievolì lentamente, sostituita da un tenue chiarore rossastro.
E udì un rumore, prima vago, poi sempre più distinto. Un rumore ritmico, sempre uguale. Come un cuore che pulsava.

***

Claudia non dormiva. Posò uno sguardo colmo di tenerezza su Marco, che accanto a lei russava leggermente.
Poi tornò a fissare il soffitto nero sopra di sé e sorrise a se stessa, e alla vita che sapeva già presente.
Sarà una femmina, pensò.

Nessun commento:

Posta un commento