Ne avevano parlato molte
volte, ma lui non si decideva mai. Quando lei lo metteva alle strette
si tirava sempre indietro.
- Non sono pronto,
diceva. E’ una
responsabilità troppo grande, non me la sento…
- Ma
di che cosa hai paura? Ci sono anch’io, no?
– Ma lui esitava sempre.
Questa volta, però,
aveva preso una decisione. Erano sposati ormai da cinque anni e se
non l’avesse messo davanti al fatto compiuto non avrebbe mai avuto
il coraggio di fare quel passo. Lui aveva bisogno di essere padre
tanto quanto lei di essere madre. Era il loro stesso amore che
richiedeva quel frutto perché non avvizzisse. Questo lei lo capiva e
avrebbe costretto anche Marco a capirlo. Sapeva che lui le voleva
bene e che aveva tutte le qualità per essere un ottimo padre. Aveva
bisogno soltanto di una piccola spinta.
Lo
guardò entrare nel letto e mentre si sistemava il cuscino gli si
avvicinò sotto le coperte. Lui gli voltava le spalle. Lei gli si
accostò di più, premendo i seni contro la sua schiena. Poi allungò
una mano e gli accarezzò il petto.
Lui
si voltò e, fissandola per un attimo negli occhi, la baciò.
***
Nell’attimo
in cui prese coscienza si trovò immersa nella luce. Una luce
intensa, calda e avvolgente. Come un abbraccio, come una carezza.
Sentì l’amore in quella luce. Qualcosa di indicibile, qualcosa che
non capiva, che forse non avrebbe mai capito veramente, ma che le
faceva desiderare di esserne penetrata, posseduta in tutto il suo
essere, sempre di più, senza fine.
Poi
la luce di mosse. Poco alla volta distinse delle forme e davanti a
lei si disegnò un paesaggio.
Era
in cima ad una collina erbosa che sorgeva su una grande pianura,
ricca di boschi e di fiumi. E più oltre si vedeva l’immensità del
mare, dal quale stava sorgendo il sole. Il cielo si stava schiarendo,
ma ancora resistevano le stelle, innumerevoli e splendenti.
Poi
udì una voce, come un sussurro dentro il suo cuore: – Quello che
vedi è solo un’immagine di ciò che ti attende alla fine del tuo
viaggio.
- Quale
viaggio?
- Il
viaggio che ti attende per tornare qui.
- Vuoi
dire che devo andarmene?
- Si.
- Perché?
- Perché
non sei ancora te stessa. Ora sei come un seme e ciò che sei lo
apprenderai durante il viaggio. Così che quando tornerai potrai
godere di tutto questo con tutta te stessa.
- Sarà
un viaggio lungo?
- Non
è importante quanto durerà, ma ciò che farai lungo la strada.
Questo dipenderà da te.
La
voce tacque, poi riprese: – Soffrirai.
- Perché?
La
voce non rispose.
- Perché
devo soffrire? – insistette lei.
- Lo
capirai quanto sarai tornata. Allora comprenderai il perché. Per
ora sappi che così deve essere, ma sappi anche che tutto ciò che
ti accadrà sarà perché tu sia te stessa. Ma non sarai sola. Io
sarò sempre con te, perché nel tuo cuore porterai sempre questa
luce che ora vedi. E che sarà come una nostalgia, che non si
placherà mai. Essa ti guiderà, come un faro nella notte. Sèguila,
fidati di lei e ritroverai sempre il sentiero giusto.
- Io
non voglio andarmene! Io voglio restare qui! Voglio restare con te!
La voce tacque.
Poi la luce si affievolì
lentamente, sostituita da un tenue chiarore rossastro.
E udì un rumore, prima
vago, poi sempre più distinto. Un rumore ritmico, sempre uguale.
Come un cuore che pulsava.
***
Claudia
non dormiva. Posò uno sguardo colmo di tenerezza su Marco, che
accanto a lei russava leggermente.
Poi tornò a fissare il
soffitto nero sopra di sé e sorrise a se stessa, e alla vita che
sapeva già presente.
Sarà
una femmina, pensò.
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