La
tenda ondeggiò per un attimo lasciando entrare brevi spruzzi di sole
e poi lentamente si fermò.
Tutto
taceva. Nella penombra immobile Miriam si riscosse come
risvegliandosi bruscamente da un sogno. Si rialzò lentamente,
guardandosi attorno smarrita, come se non avesse mai visto quella
stanza che l’aveva vista nascere.
Rimise
a posto il fuso caduto e lo sgabello e passò nella stanza accanto.
Prese
dalla credenza due piccole pagnotte e le pose in un piatto. Versò da
un orcio del latte di capra in una tazza e mise tutto sulla tavola.
Poi
si sedette e iniziò a mangiare svogliatamente.
Era
così assorta nei suoi pensieri che non sentì il timido bussare. Il
visitatore dovette bussare con più energia finché la ragazza si
riscosse e andò alla porta. Aprì subito, senza chiedere prima chi
fosse. Lo sapeva, infatti. Solo Giuseppe bussava in quel modo.
Il
giovane entrò, si tolse il mantello e lo appese ad un gancio alla
parete.
- Ti
ho portato delle uova. Me le ha date oggi un fariseo per un lavoro.
Prendile, ti faranno bene. Sono fresche, le ho prese io dal pollaio.
- Grazie,
Giuseppe. Non dovevi disturbarti.
- Non
ti preoccupare. Sono sempre contento quando posso occuparmi di te.
E’ il minimo che posso fare fino al grande giorno.
Miriam
abbassò lo sguardo.
- Hai
mangiato?
- No,
ma non ho fame. Se sto vicino a te non la sento.
Miriam
arrossì. Poi si alzò.
- Ti
prendo un po’ di verdura. Prendi intanto questo pane... e anche il
latte qui. Io non ho più fame.
Prima
che il giovane potesse replicare mise in tavola dell’altro pane,
una ciotola di verdura e del formaggio su un vassoio.
Giuseppe
ringraziò e cominciò a mangiare di gusto.
Miriam
lo guardava mangiare, ma ogni tanto abbassava lo sguardo.
- Che
hai, Miriam? Mi sembri preoccupata.
- Ho
ricevuto notizie da Elisabetta di Zaccaria. E’ incinta.
- Alla
sua età? Come l’hai saputo?
- Un
visitatore di passaggio. E’ stato qui oggi pomeriggio. Vorrei
andare a trovarla.
- Se
è vero è davvero un miracolo. Di quelli che si leggono nelle
scritture al sabato. Ma sei sicura della notizia? Chi era questo
visitatore?
- Uno
che non conosci. Passava di qui per portarmi un messaggio da parte
sua. Penso anch’io che sia un miracolo. Ma finché non lo vedo non
possiamo esserne sicuri. Per questo vorrei andare... e non solo per
questo.
- E
per cosa?
Miriam
non rispose e abbassò nuovamente lo sguardo. Aveva l’anima in
tumulto. E se non fosse stato vero? Se fosse stato solo un sogno?
Giuseppe
la guardava. Capiva che la ragazza era turbata da qualche cosa, ma il
suo amore era così grande da dargli la forza di trattenersi dal
chiedere di più. Se Miriam avesse voluto gliene avrebbe parlato
spontaneamente.
- Puoi
trovare qualcuno che mi accompagni?
- Da
qui ad Ain Karim è un bel viaggio... ma ti ci posso accompagnare
io. Lo preferisco. Sono
più tranquillo se non ti so per strada con estranei. Però non
subito. La settimana prossima devo andare a Gerusalemme. Devo vedere
un tale per un lavoro. Posso accompagnarti fin là. Poi troveremo
qualcuno che ti accompagni a casa sua.
- Si,
possiamo fare così. Grazie Giuseppe.
***
Era
l’alba quando Giuseppe arrivò alla porta di Miriam con l’asino
già bardato.
Miriam
uscì e caricò sulla soma il bagaglio leggero. Giuseppe sistemò con
cura il carico poi, facendogli scaletta con le mani, aiutò la
ragazza a salire.
I
due si avviarono in silenzio. Ognuno custodendo nel cuore i suoi
pensieri.
Durante
il viaggio incontrarono altre carovane alle quali si unirono per
maggior sicurezza. In una di queste che andava verso Gerico c’era
una donna incinta. Miriam la guardava e pensava alla creatura che
forse aveva in grembo. E forse no. Era possibile che fosse
un’illusione? Ma troppo vivido era il ricordo, troppo intensa la
gioia. Eppure...
Poche
furono le parole che si scambiarono durante quel viaggio. Giuseppe,
consapevole della pena della fidanzata, non trovava il coraggio di
domandare. Capiva che qualcosa era accaduto, ma, studiando il volto
di Miriam, scopriva anche che non doveva essere qualcosa di brutto,
ma piuttosto come una gioia così grande che non si vuol dire per
paura che svanisca, o per paura di scoprirla un’illusione. Una
gioia trattenuta sull’orlo della parola, come qualcosa di troppo
grande per essere vero. E scopriva anche un’ombra che scendeva sul
volto di lei quando la sorprendeva a guardarlo.
***
Gerusalemme,
oh la mia gioia!, cantarono
il pellegrini in vista della città.
La
coppia si separò dalla carovana e giunti alle mura entrano dalla
porta Bella, dove Giuseppe trovò la persona che doveva incontrare.
Questi indicò a Giuseppe un vecchio che doveva andare verso Ain
Karim e così i due si salutarono e Maria seduta sull’asino, con il
vecchio a fianco che gli teneva la cavezza, si avviò verso la casa
della cugina. Il vecchio tentava di avviare una conversazione, ma la
ragazza, pur rispondendo cortesemente, lasciava cadere ogni
argomento. Così i due proseguirono il viaggio in silenzio, ognuno
chiuso nei suoi pensieri.
***
Ain
Karim era un piccolo borgo collinare, a pochi chilometri da
Gerusalemme.
Arrivarono
poco prima del tramonto. Il vecchio si informò da un passante dove
fosse la casa di Zaccaria e poi i due si separarono.
La
casa di Zaccaria era alla periferia del borgo, circondata da un alto
muro in cui si apriva un ampio arco chiuso da un cancello.
Miriam
discese dall’asino, guardò all’interno dal cancello, ma nel
cortile non c’era nessuno. A un lato dell’arcata pendeva una
cordicella con una campana.
Miriamo
tirò leggermente la cordicella, ma il suono che ne uscì era così
leggero che quasi non lo sentì neppure lei.
Una
donna passava di lì.
- Devi
suonare più forte. I due sono vecchi, e anche un po’ sordi. E
anche i servitori. Si fa così.
La
vecchia si attaccò alla corda e scampanellò un bel pezzo finché
videro accorrere un servitore.
– Vieni da lontano? – chiese la vecchia. –
Sei una parente? Non ti ho mai vista da queste parti. Lo sai che si
dice che Elisabetta sia incinta? Nessuno veramente l’ha più vista
in giro da un pezzo. E se è vero lo capirei bene, alla sua età...
Il
vecchio aprì il cancello e Miriam entrò velocemente nel cortile
sottraendosi al torrente di domande della curiosa.
- Sono
Miriam di Gioacchino da Nazareth, sono venuto a fare visita a
Elisabetta di Zaccaria. E’ in casa?
Il
vecchio non fece in tempo a rispondere.
- Miriam!
– sentì gridare alle sue spalle.
Miriam si voltò e vide sulla soglia di casa una
donna anziana, i capelli grigi, la veste sciolta, senza cintura, ma
che lasciava trasparire ugualmente la rotondità del ventre.
La
donna ebbe un sussulto e si portò le mani al grembo. Poi furono
l’una nelle braccia dell’altra.
Miriam
toccò il grembo di Elisabetta e allora una lacrima di gioia le
discese sul volto. Una lacrima quieta, pacificata, certa.
Elisabetta
la fissò e con la mano accarezzandola le asciugò la lacrima.
–
Benedetta tu fra tutte le donne, e
benedetto il frutto del tuo grembo. A che devo che la madre del mio
Signore venga a me? Lo sai? Appena ho sentito la tua voce il bambino
mi è balzato nel grembo. Beata te perché hai creduto alla parola
del Signore.
- Come
l’hai saputo?
- Un
angelo mi è apparso in sogno e mi ha annunciato la tua visita. Mi
ha detto che avevi bisogno di vedere me. Di vedere questa povera
vecchia a cui il Dio dei nostri padri ha dato una gioia più grande
di quella di Sara. Perché questo figlio sarà colui che preparerà
la strada al tuo.
Allora
Miriam si sentì come liberata da un peso e il suo cuore prese a
volare e volò in alto, come una colomba, come un’aquila, e dal
cuore le sgorgò un canto:
La
mia anima magnifica il Signore
Il
mio spirito esulta in Dio mio Salvatore
Ha
guardato l’umiltà della sua serva!
D’ora
in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi
cose ha fatto in me l’Onnipotente
E
santo è il suo nome:
Di
generazione in generazione
La
sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha
spiegato la potenza del suo braccio
Ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore
Ha
rovesciato i potenti dai troni
E
ha innalzato gli umili
Ha
ricolmato di beni gli affamati
E
ha rimandato a mani vuote i ricchi
Ha
soccorso Israele suo servo
Ricordandosi
della sua misericordia
Come
aveva promesso ai nostri padri
Ad
Abramo e alla sua discendenza
Per
sempre!
Il
canto cessò e Miriam rimise a fuoco il volto di Elisabella. La donna
la stava guardando con soggezione e venerazione. Riprese
l’atteggiamento dimesso di sempre e, sostenendo per un braccio
Elisabetta, entrò con lei in casa.
***
- Come
è successo?
La
luna piena illuminava la stanza, quasi più della lucerna sul mobile
vicino.
Le
due donne erano sedute sul tappeto vicino alla finestra, tenendosi
l’un l’altra le mani.
Elisabetta
guardava Miriam e quasi non si saziava di quei lineamenti, così
belli che non si potevano più dire di una bellezza semplicemente
umana. Eppure così umani. Come se il raggio della luna avesse
gettato un raggio del paradiso stesso su quel volto.
- Era
un tardo pomeriggio. Io stavo filando in camera mia e ricordo che
stavo pensando alla grande promessa. E mi struggevo al pensiero del
Messia che, come dicevano le Scritture, stava per venire, sarebbe
venuto in quest’epoca. Ricordo che stavo proprio pregando
l’Altissimo di concedermi il dono di vederlo e che, se lo voleva,
ero disposta a dare la mia vita per accelerare la sua venuta.
«Poi all’improvviso la stanza si riempì di un
fulgore, rapido come un lampo, ma dolce come i raggi del sole a
primavera e vidi che davanti a me c’era un giovane inginocchiato,
che mi guardava con reverenza e diceva: “Ti saluto, Miriam, piena
di grazia, il Signore Altissimo è con te”. Io mi spaventai e,
balzando in piedi, mi strinsi contro la parete e non sapevo come
fuggire, ma il giovane cercò di rassicurarmi: “No, non temere”,
disse “Io sono Gabriele, l’angelo di Dio. Il mio Signore mi ha
mandato a te. Non temere perché hai trovato grazia presso Dio. E ora
tu concepirai e partorirai un figlio a cui darai nome Gesù. Egli
sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e il Signore
Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà in eterno sulla
casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà mai fine”. “Ma io”,
dissi, “sono fidanzata, ma ancora non conosco uomo. Come è
possibile questo?”. “No, non sarà per opera di uomo che tu
diventerai madre. Lo Spirito stesso di Dio scenderà su di te. Su di
te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Perciò colui
che nascerà da te sarà santo e sarà chiamato Figlio
dell’Altissimo. Pensi che non sia possibile? Tutto può il Signore
Dio Nostro. Elisabetta, tua parente, la sterile, è incinta e ha
concepito un figlio che sarà il Profeta, l’Elia che deve venire
per preparare la strada al Messia. Il Signore le ha levato il suo
obbrobrio e ora è al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio. Dunque,
che devo dire al mio Signore? Il mondo, il Cielo, l’Eterno
attendono la tua parola”. Allora caddi in ginocchio davanti
all’angelo, chinai il capo e con un filo di voce dissi: “Eccomi,
sono la serva del Signore. Mi accada secondo la sua parola”. Allora
l’angelo s’inchinò ancora di più. Poi si alzò e con un grande
sorriso sfavillò di gioia e scomparve.
Due
lacrime quiete scendevano sul volto delle due donne, mentre
guardavano la luna tramontare, come il pallido bagliore della luce
dei profeti, nell’attesa del fulgore della luce dell’aurora.
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