martedì 17 aprile 2012

Non potrei vivere se non lo vedessi parlare


Marta stava infornando il pane. I raggi del tramonto si riflettevano sul lago calmo e diffondevano un chiarore dorato che entrava dalla porta aperta rischiarando l’ampio stanzone al cui centro stava un focolare con il camino e sul lato opposto una tavola appoggiata al muro con quattro sgabelli.
In un angolo stavano ammucchiate in disordine reti e attrezzi da pesca.
Marta volgeva le spalle all’ingresso e si voltò solo quando un’ombra oscurò la luce dell’ingresso.
- Andrea! – esclamò la donna. – Finalmente sei tornato. E’ appena andato via Simone. Brontolava che sono tre giorni che mancate tu e Giovanni e che lui non ce la fa a mandare avanti la pesca da solo. Era piuttosto arrabbiato. Mi ha detto di dirti che se arrivavi in tempo lo raggiungessi alla riva... ma ormai sarà già partito.
Andrea non rispose. L’emozione gli serrava la gola. Guardava sua moglie e dopo qualche attimo anche Marta se ne accorse.
Ma che hai? Che cosa è successo?
Andrea non rispose, ma d’impulso abbracciò la sua donna e la strinse con un’intensità che non aveva mai avuto, che, anzi, non immaginava neppure di avere. E lui stesso se ne stupì.
Ma Marta, dopo un primo momento di sorpresa, si divincolò e, guardandolo con preoccupazione, lo prese per le spalle e gli chiese:
– Stai bene? Che cosa ti è successo?
– Marta, come avrei voluto che ci fossi stata anche tu!
Andrea prese uno sgabello, lo appoggiò al muro e vi si lasciò cadere. Chiuse per un attimo gli occhi, poi li riaprì e le indicò lo sgabello accanto.
Marta prese dall’orcio una tazza d’acqua e gliela mise davanti, poi si sedette al suo fianco.
Andrea si accorse di avere la gola secca e bevve d’un fiato. Poi chiuse ancora gli occhi.
– Raccontami – riprese la donna.
– Io e Giovanni torniamo ora dal guado di Enon. Siamo partiti questa mattina, ma non ci siamo mai fermati... Sapessi, Marta... Quando Simone lo saprà rimpiangerà di non essere venuto anche lui!
– Non vi siete mai fermati? Ma allora avrai fame! Ti preparo qualcosa mentre mi racconti.
– No, lascia stare. Resta qui con me. Ascolta. Per tre giorni non ci siamo mai mossi dal guado. Giovanni, il Profeta, battezzava tutto il giorno. Noi davamo una mano a tenere in ordine la folla. Sapessi quanta gente! Quell’uomo ha risvegliato i cuori di mezzo Israele. Ma ieri mattina mi ero quasi stancato di tutto quel baccano, di quel via vai.
« Cominciavo ad avere nostalgia della mia barca. Invece Giovanni, quel ragazzo, sembrava non avere occhi che per quell’uomo. Beveva ogni sua parola e non gli toglieva mai gli occhi di dosso. Ma io cominciavo ad averne abbastanza. La prossima volta che ci pensasse Giacomo ad andare dietro a suo fratello. Anche se Zebedeo gli lascia fare tutto quello che vuole, deve capire che per mandare avanti la famiglia si deve anche lavorare e che non si può perdere tutto il tempo a correre dietro ai profeti.
«Così quella mattina stavo aspettando il momento buono per prendere da parte Giovanni e dirgli chiaro che volevo tornare a casa e che se lui voleva restare con il Battista, padronissimo, ma io avevo una famiglia da mantenere, quando all’improvviso vediamo il profeta che, mentre stava battezzando, si blocca e fissa un uomo che stava passando sull’argine e si stava allontanando. Non ce ne saremmo neppure accorti, se non fosse stato per il fatto che d’improvviso aveva incominciato a gridare indicandolo con il braccio: “Ecco l’agnello di Dio!”, “Eccolo, è lui. E’ colui che toglie i peccati del mondo!”.
«Forse non ci avremmo neanche fatto caso più di tanto. Ogni tanto il Battista esplodeva in queste espressioni strane che quasi mai capivamo. Ma quella volta riconoscemmo l’uomo.
– Lo conoscevate?
– L’avevamo visto il giorno prima, si. Era venuto anche lui a farsi battezzare. Ed era accaduto un fatto strano.
– Che cosa?
Quell’uomo era lì in fila con gli altri, ma quando arrivò il suo turno Giovanni non voleva battezzarlo. Protestava qualcosa, ero lontano e non capivo che cosa si dicessero. Poi alla fine lo ha battezzato ugualmente, ma improvvisamente abbiamo tutti sentito come un tuono. E il fatto ci era sembrato strano perché nel cielo non c’era una nuvola. Addirittura qualcuno giurava che non era un tuono, ma la voce dell’Altissimo che diceva qualcosa, ma non aveva capito le parole. Qualcun’altro diceva di non aver sentito niente e c’era chi sosteneva che la voce diceva: “Questo è il mio Figlio diletto”. Non so. Io non posso dire niente perché oltre al tuono non ho sentito altro, ma poi quell’uomo si era allontanato e si era perso tra la folla. Nessuno gli ha detto nulla. Sembrava che del fatto ci fossimo accorti solo noi che eravamo lì vicino. Comunque il giorno dopo vediamo quell’uomo passare sull’argine e il Battista uscirsene con quelle strane parole. Allora Giovanni si è alzato per corrergli dietro. Lo fermo e gli chiedo: “Che fai? Dove vai?”. E lui: “Non hai sentito? E’ l’agnello di Dio! E’ il Messia. Non ricordi Isaia?”. Allora, più che altro per non perderlo di vista, gli sono andato dietro e così ci siamo allontanati verso la campagna. L’uomo era davanti a noi un centinaio di passi e Giovanni, e io con lui, aveva già perso tutta la sua baldanza e non si arrischiava ad avvicinarsi di più. Tuttavia non lo perdevamo di vista e continuavamo a seguirlo a distanza. A un certo punto quell’uomo di ferma, si volta verso di noi e ci aspetta. “Chi siete? Chi cercate?” ci chiede. Aveva un aspetto imponente, maestoso direi. Sembrava un rabbi dei tempi antichi, o un profeta di quelli grandi. Ma gli occhi, Sara, quegli occhi non li scorderò mai più. Aveva uno sguardo che mi sentivo come se arrivasse in fondo all’anima. Perdonami, ma mi è sembrato che neppure tu saresti stata capace di amarmi così.
– E che cosa avete fatto?
– Eravamo così intimiditi che non sapevamo che cosa rispondere. Allora Giovanni disse, credo, la prima cosa che gli venne in mente: “Rabbi, dove abiti?”. Il rabbi sorrise e anche di quel sorriso potrei parlarti per ore. Comunque rispose soltanto “Venite”. E così siamo andati con lui.
Strada facendo abbiamo saputo che si chiama Gesù e che è cresciuto a Nazareth.
– Nazareth?
– Si, però è nato a Betlemme, al tempo del censimento, perché la famiglia è della casa di Davide. Siamo arrivati in una casa di contadini che lo ospitavano. Ci disse che non si sarebbe fermato molto perché doveva tornare a Nazareth da sua madre, ma che se volevamo potevamo fermarci con lui quel giorno.
Così ci siamo seduti all’ombra di un fico e abbiamo parlato.
– Di che cosa avete parlato?
– Sai, non ricordo una parola. Non so com’è. Io sono rimasto tutto il tempo a guardarlo parlare e non potevo saziarmi di guardarlo. Non aveva fatto niente di particolare e neppure diceva cose straordinarie, ma mi sembrava che il solo fatto di stare lì con lui fosse l’unica cosa importante della mia vita. Come se fosse proprio lo scopo della mia vita. E così anche Giovanni. Ho capito subito che tra loro due, poi, era nata un’amicizia immediata. Giovanni sembra come innamorato cotto, come quando ti vidi io per la prima volta. Poi verso il tramonto fummo costretti a lasciarlo, ma ci ha promesso che sarebbe venuto a trovarci qui a Betsaida. E io non vedo l’ora di rivederlo. Appena torna Simone devo dirglielo, anche lui lo deve conoscere!
Marta guardava il marito senza sapere che cosa dire. Era come se lo vedesse per la prima volta. Non le sembrava invasato, ma, piuttosto, innamorato e sentì una punta di gelosia per quel rabbi.
– E adesso? Che cosa farai? – gli chiese alla fine.
Andrea si riscosse dai pensieri in cui era assorto e guardò la moglie. Le accarezzò i capelli e la abbracciò nuovamente, con tenerezza. Poi, con voce un po’ tremante rispose: – Io... io credo che non potrei più vivere se non lo vedessi più parlare.

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