Marta
stava infornando il pane. I raggi del tramonto si riflettevano sul
lago calmo e diffondevano un chiarore dorato che entrava dalla porta
aperta rischiarando l’ampio stanzone al cui centro stava un
focolare con il camino e sul lato opposto una tavola appoggiata al
muro con quattro sgabelli.
In
un angolo stavano ammucchiate in disordine reti e attrezzi da pesca.
Marta
volgeva le spalle all’ingresso e si voltò solo quando un’ombra
oscurò la luce dell’ingresso.
- Andrea! –
esclamò la donna. – Finalmente sei tornato. E’ appena andato
via Simone. Brontolava che sono tre giorni che mancate tu e Giovanni
e che lui non ce la fa a mandare avanti la pesca da solo. Era
piuttosto arrabbiato. Mi ha detto di dirti che se arrivavi in tempo
lo raggiungessi alla riva... ma ormai sarà già partito.
Andrea
non rispose. L’emozione gli serrava la gola. Guardava sua moglie e
dopo qualche attimo anche Marta se ne accorse.
– Ma
che hai? Che cosa è successo?
Andrea
non rispose, ma d’impulso abbracciò la sua donna e la strinse con
un’intensità che non aveva mai avuto, che, anzi, non immaginava
neppure di avere. E lui stesso se ne stupì.
Ma
Marta, dopo un primo momento di sorpresa, si divincolò e,
guardandolo con preoccupazione, lo prese per le spalle e gli chiese:
–
Stai bene? Che cosa ti è successo?
–
Marta, come avrei voluto che ci fossi stata anche tu!
Andrea
prese uno sgabello, lo appoggiò al muro e vi si lasciò cadere.
Chiuse per un attimo gli occhi, poi li riaprì e le indicò lo
sgabello accanto.
Marta
prese dall’orcio una tazza d’acqua e gliela mise davanti, poi si
sedette al suo fianco.
Andrea
si accorse di avere la gola secca e bevve d’un fiato. Poi chiuse
ancora gli occhi.
–
Raccontami – riprese la donna.
–
Io e Giovanni torniamo ora dal guado di Enon. Siamo partiti questa
mattina, ma non ci siamo mai fermati... Sapessi, Marta... Quando
Simone lo saprà rimpiangerà di non essere venuto anche lui!
–
Non vi siete mai fermati? Ma allora avrai fame! Ti preparo qualcosa
mentre mi racconti.
–
No, lascia stare. Resta qui con me. Ascolta. Per tre giorni non ci
siamo mai mossi dal guado. Giovanni, il Profeta, battezzava tutto il
giorno. Noi davamo una mano a tenere in ordine la folla. Sapessi
quanta gente! Quell’uomo ha risvegliato i cuori di mezzo Israele.
Ma ieri mattina mi ero quasi stancato di tutto quel baccano, di quel
via vai.
«
Cominciavo ad avere nostalgia della mia barca. Invece Giovanni, quel
ragazzo, sembrava non avere occhi che per quell’uomo. Beveva
ogni sua parola e non gli toglieva mai gli occhi di dosso. Ma io
cominciavo ad averne abbastanza. La prossima volta che ci pensasse
Giacomo ad andare dietro a suo fratello. Anche se Zebedeo gli lascia
fare tutto quello che vuole, deve capire che per mandare avanti la
famiglia si deve anche lavorare e che non si può perdere tutto il
tempo a correre dietro ai profeti.
«Così
quella mattina stavo aspettando il momento buono per prendere da
parte Giovanni e dirgli chiaro che volevo tornare a casa e che se lui
voleva restare con il Battista, padronissimo, ma io avevo una
famiglia da mantenere, quando all’improvviso vediamo il profeta
che, mentre stava battezzando, si blocca e fissa un uomo che stava
passando sull’argine e si stava allontanando. Non ce ne saremmo
neppure accorti, se non fosse stato per il fatto che d’improvviso
aveva incominciato a gridare indicandolo con il braccio: “Ecco
l’agnello di Dio!”, “Eccolo, è lui. E’ colui che toglie i
peccati del mondo!”.
«Forse
non ci avremmo neanche fatto caso più di tanto. Ogni tanto il
Battista esplodeva in queste espressioni strane che quasi mai
capivamo. Ma quella volta riconoscemmo l’uomo.
–
Lo conoscevate?
–
L’avevamo visto il giorno prima, si. Era venuto anche lui a farsi
battezzare. Ed era accaduto un fatto strano.
–
Che cosa?
– Quell’uomo era lì in fila con gli altri,
ma quando arrivò il suo turno Giovanni non voleva battezzarlo.
Protestava qualcosa, ero lontano e non capivo che cosa si dicessero.
Poi alla fine lo ha battezzato ugualmente, ma improvvisamente abbiamo
tutti sentito come un tuono. E il fatto ci era sembrato strano perché
nel cielo non c’era una nuvola. Addirittura qualcuno giurava che
non era un tuono, ma la voce dell’Altissimo che diceva qualcosa, ma
non aveva capito le parole. Qualcun’altro diceva di non aver
sentito niente e c’era chi sosteneva che la voce diceva: “Questo
è il mio Figlio diletto”. Non so. Io non posso dire niente perché
oltre al tuono non ho sentito altro, ma poi quell’uomo si era
allontanato e si era perso tra la folla. Nessuno gli ha detto nulla.
Sembrava che del fatto ci fossimo accorti solo noi che eravamo lì
vicino. Comunque
il giorno dopo vediamo quell’uomo passare sull’argine e il
Battista uscirsene con quelle strane parole. Allora Giovanni si è
alzato per corrergli dietro. Lo fermo e gli chiedo: “Che fai? Dove
vai?”. E lui: “Non hai sentito? E’ l’agnello di Dio! E’ il
Messia. Non ricordi Isaia?”. Allora,
più che altro per non perderlo di vista, gli sono andato dietro e
così ci siamo allontanati verso la campagna. L’uomo
era davanti a noi un centinaio di passi e Giovanni, e io con lui,
aveva già perso tutta la sua baldanza e non si arrischiava ad
avvicinarsi di più. Tuttavia non lo perdevamo di vista e
continuavamo a seguirlo a distanza. A
un certo punto quell’uomo di ferma, si volta verso di noi e ci
aspetta. “Chi siete? Chi cercate?” ci chiede. Aveva un aspetto
imponente, maestoso direi. Sembrava un rabbi dei tempi antichi, o un
profeta di quelli grandi. Ma gli occhi, Sara, quegli occhi non li
scorderò mai più. Aveva uno sguardo che mi sentivo come se
arrivasse in fondo all’anima. Perdonami, ma mi è sembrato che
neppure tu saresti stata capace di amarmi così.
–
E che cosa avete fatto?
–
Eravamo così intimiditi che non sapevamo che cosa rispondere. Allora
Giovanni disse, credo, la prima cosa che gli venne in mente: “Rabbi,
dove abiti?”. Il rabbi sorrise e anche di quel sorriso potrei
parlarti per ore. Comunque rispose soltanto “Venite”. E così
siamo andati con lui.
Strada
facendo abbiamo saputo che si chiama Gesù e che è cresciuto a
Nazareth.
–
Nazareth?
–
Si, però è nato a Betlemme, al tempo del censimento, perché la
famiglia è della casa di Davide. Siamo arrivati in una casa di
contadini che lo ospitavano. Ci disse che non si sarebbe fermato
molto perché doveva tornare a Nazareth da sua madre, ma che se
volevamo potevamo fermarci con lui quel giorno.
Così
ci siamo seduti all’ombra di un fico e abbiamo parlato.
–
Di che cosa avete parlato?
– Sai, non ricordo una parola. Non so com’è.
Io sono rimasto tutto il tempo a guardarlo parlare e non potevo
saziarmi di guardarlo. Non aveva fatto niente di particolare e
neppure diceva cose straordinarie, ma mi sembrava che il solo fatto
di stare lì con lui fosse l’unica cosa importante della mia vita.
Come se fosse proprio lo scopo della mia vita. E così anche
Giovanni. Ho capito subito che tra loro due, poi, era nata
un’amicizia immediata. Giovanni sembra come innamorato cotto, come
quando ti vidi io per la prima volta. Poi
verso il tramonto fummo costretti a lasciarlo, ma ci ha promesso che
sarebbe venuto a trovarci qui a Betsaida. E io non vedo l’ora di
rivederlo. Appena torna Simone devo dirglielo, anche lui lo deve
conoscere!
Marta
guardava il marito senza sapere che cosa dire. Era come se lo vedesse
per la prima volta. Non le sembrava invasato, ma, piuttosto,
innamorato e sentì una punta di gelosia per quel rabbi.
–
E adesso? Che cosa farai? – gli chiese alla fine.
Andrea
si riscosse dai pensieri in cui era assorto e guardò la moglie. Le
accarezzò i capelli e la abbracciò nuovamente, con tenerezza. Poi,
con voce un po’ tremante rispose: – Io... io credo che non potrei
più vivere se non lo vedessi più parlare.
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