Eravamo
stanchi e sconfortati. La pesca non era andata bene. Ormai era quasi
l’alba, l’orizzonte si stava schiarendo, e la nostra barca era
già in secco. Lentamente cominciammo a riempire i canestri dei pochi
pesci pescati.
L’altra
barca non era ancora rientrata, ma non avrebbe tardato molto. La
vedevo lontano da riva non più di un centinaio di metri. Nonostante
per loro fosse andata ugualmente male li vedevo insistere nel gettare
la rete un’ultima volta.
Perché
poi? Ormai era passata l’ora e il poco pesce se ne era tornato sul
fondo a dormire. E anche noi ne avevamo bisogno.
Non
mi accorsi dell’uomo sulla riva, un attimo prima non c’era
nessuno. Il tempo di abbassarmi, prendere il canestro ed eccolo lì
che guardava verso la barca.
Non
capivo bene chi fosse, la luce non era ancora buona, e poi aveva il
capo coperto dal mantello. Però, non so perché, mi fermai a
osservarlo.
- Figlioli,
avete qualcosa da mangiare? – gridò a quelli della barca in mare.
Chissà
perché si rivolgeva a loro e non a me. Se aveva fame, un pezzo di
pane avrei potuto procurarglielo prima io di loro. Ma non dissi
niente.
- No
– risposero dalla barca. – Non ce n’è neanche per noi, ci
spiace. – rispose uno dalla barca, il vocione mi pareva quello di
Pietro.
- Gettate
la rete dall’altra parte – rispose lo sconosciuto.
Che
stupidaggine e questa?,
pensai. Si era vista una cosa del genere? Ma da dove veniva quello
straniero? Non sapeva che la rete dove la butti la butti, ma se non
c’è pesce non viene su né da destra né da sinistra?
Ma
la cosa che mi stupì ancora di più fu che quelli della barca, dopo
un attimo di esitazione, raccolsero la rete appesa alla fiancata e la
gettarono dall’altro lato.
Pensai
che la stanchezza li avesse fatti sragionare, ma non avevo ancora
finito il pensiero che vidi la barca agitarsi.
Subito
vidi Pietro e Giovanni darsi da fare a fissare la rete perché stava
scivolando via. Tommaso cercava di dare una mano come poteva, ma non
era molto pratico.
Poi
sentii un grido, forse era Giacomo, e la barca cominciò a ondeggiare
ancora di più e venire strattonata dalla rete che sembra così piena
di pesce da traboccare. Li vidi legare la rete alla barca e
cominciare a remare verso la riva senza cercare di issarla. E
facevano bene perché se ci avessero provato sarebbero affondati di
sicuro.
Non
sapevo cosa pensare. Rimasi sbalordito, con la cesta in mano senza
sapere che fare.
Poi
dalla barca qualcuno lanciò un’esclamazione che aprì gli occhi a
tutti noi: - E’ il Signore!
Come
avevamo fatto a non riconoscerlo?
Vidi
uno che si gettava in acqua, mezzo nudo com’era, e venire a riva
con potenti bracciate. Non poteva essere che Pietro. La barca
procedeva lenta a causa del carico e mio fratello non poteva
aspettare, è sempre stato così.
Lo
sconosciuto si voltò verso di me: - Andrea, porta un po’ del pesce
che hai lì. Prepariamo un fuoco intanto che arrivano gli altri. Con
questa umidità saranno tutti infreddoliti e avranno fame.
Ero
così felice che non gli domandai nulla. Non dissi nulla, ma mi detti
da fare subito per ravvivare un fuocherello che languiva in un
angolo.
Quando
Pietro arrivò a riva, il fuoco scoppiettava allegro.
Il
Maestro gli andò incontro, si tolse il mantello e glielo mise sulle
spalle. Poi passandogli un braccio sulle spalle lo accompagno al
fuoco.
Pietro
non disse nemmeno una parola, ma lo guardava senza staccargli gli
occhi di dosso. Neanche io dissi una parola. E che c’era da dire?
Bastava guardarlo e ogni parola moriva sulle labbra.
Arrivarono
gli altri e con fatica tirarono in secco la barca e la rete.
Era
veramente una pesca straordinaria. Più tardi Tommaso aveva contato
quei pesci, tanto per fissare bene nella memoria quel fatto
straordinario: centocinquantatre, belli grossi.
Ci
mettemmo in cerchio attorno al fuoco e ancora nessuno parlava. Allora
il Maestro ruppe il silenzio: - Portate un po’ del pesce pescato.
Andai
io a prendere un po’ di quel pesce del miracolo e lo misi sul
fuoco.
Il
Maestro ne prese uno e cominciò a dividerlo e a distribuirlo. E poi
tirò fuori del pane da una bisaccia e fece la stessa cosa. Cominciò
a mangiare anche lui e mentre mangiava guardava sorridendo in nostri
volti ammutoliti come se dicesse “Non sono un fantasma”.
Poi
a un certo punto fissò lo sguardo su Pietro, che intanto si era
rivestito e mangiava in silenzio la sua porzione senza alzare gli
occhi.
Lo
fissò così intensamente che Pietro dovette sentire quello sguardo
ed esitando guardò il Maestro.
- Simone
di Giona, mi ami tu? - disse il Maestro.
Lo
vidi impallidire, chissà come doveva sentirsi. Capivamo tutti che
era come se gli chiedesse conto di quella vigliaccheria.
Ma
Pietro era Pietro e riscuotendosi dallo stupore rispose d’impeto: -
Si, Signore, tu lo sai che ti voglio bene.
- Pasci
le mie pecorelle. – rispose il Maestro.
Pietro
abbassò lo sguardo, come se si sentisse indegno di un tale compito,
ma il Maestro lo incalzò nuovamente: - Simone di Giona, mi ami tu?
Pietro
sembrò sorpreso da questa insistenza, ma rispose con più impeto, ma
ugualmente con un po’ di esitazione nella voce, come se non si
fidasse tanto di sé stesso. Però disse ugualmente: - Si, Signore.
Io ti voglio bene, nonostante tutto.
Allora
il Maestro gli disse nuovamente: - Pasci le mie pecorelle.
E
Pietro ancora una volta si guardò intorno. Ci guardò uno per uno
come implorandoci di dire qualcosa anche noi. Ma nessuno aveva il
coraggio di parlare. E poi per dire che cosa? Pietro era sempre stato
il nostro capo. Nessuno, come lui, aveva quella saggezza ruvida e
pratica alla quale viene spontaneo affidarsi, come ad una roccia, un
ormeggio sicuro.
Ma
il Maestro continuava a fissarlo e ancora un volta gli chiese: -
Simone di Giona, mi vuoi bene più di questi?
Allora
Pietro rispose con il cuore in mano. Sembrava addolorato, come se
pensasse che il Maestro non si fidasse di lui. E forse aveva ragione,
ma di chi si sarebbe potuto fidare? Eppure era chiaro che il suo
amore per il Maestro era totale, nessuno di noi lo dubitava. E allora
di raddrizzò sporgendosi un poco in avanti, come se volesse buttarsi
tra le sue braccia: - Signore, tu sai tutto. Tu sai che ti amo!
Il
Maestro sorrideva e quel sorriso era come l’aurora che proprio in
quel momento cominciava ad accendere i colori del mare, e la nebbia
dei dubbi e l’ambiguità dell’ombra si dilegua.
- Pasci
i miei agnelli. – rispose. – In verità ti dico: quando eri
giovane ti cingevi e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio un
altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi.
Poi
si alzò e gli disse: - Seguimi.
E
si avviò verso la riva seguito da Pietro.
Noi
seguimmo i due con lo sguardo, poi anche Giovanni si alzò e andò
verso di loro. Vidi che Pietro diceva qualcosa al Maestro indicando
Giovanni e che il Maestro gli rispondeva qualcosa, ma per la distanza
e il rumore della risacca sentimmo solo le ultime parole: “... tu
seguimi”.
Oggi,
dopo quello che è accaduto, comprendiamo quelle parole: gli aveva
preannunciato con quale morte avrebbe glorificato Dio.
E
oggi queste parole si sono compiute.
Preghiamo,
fratelli, perché possiamo dire anche noi, oggi, le stesse parole che
disse mio fratello Pietro: “Signore, io non so come, ma se andiamo
via di qui, dove andiamo? Tu solo hai parole di vita eterna. Perché
Tu, Signore, lo sai, lo sai che ti amo”.
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